Pubblichiamo gli Auguri di Mons. Massimo Marasini e la presentazione del Presepe che è stato allestito in Duomo.

IL PRESEPE DELLA VITA

Una sorta di epico sentimento suscita la contemplazione del presepio: un simbolo sempre più rappresentativo del cammino arcano e quasi viscerale di una civiltà che esprime nella nascosta alba di una vita l’inizio e la fine di ogni senso.

Poesia tra silenzi e tenere grida, tra innocente stupore e sapiente ricerca: pastori e Magi nel deserto della storia, istinto ed intelligenza aggrovigliati nella comune scoperta di un paradiso che rinasce dalla culla dell’Eterno.

Nel dramma forse oleografico dell’azione, nello statico fremere di ali che inneggiano all’infinito troviamo il nostro presente, non meno patetico se privato di questo momento.

Siamo come personaggi spasmodicamente in cerca dell’Autore, non meno imprigionati dallo spazio e dal tempo delle statuine impresse nella porcellana.

Tra il Verbo ed ogni inutile parola scorre nell’immenso alveo della riflessione l’uomo che si interroga; il rito scandisce la memoria, l’anima si specchia nel vero.

Il ricordo della nascita, il senso di ogni nostra vita, l’infanzia di ogni felicità ci riportano a quei momenti: un Natale forse mai abbastanza retorico per non rendere paradossale ogni esperienza del cuore.

Sono tutti volti noti quelli del presepe, come il ricordo di una giornata affannosa, come un risveglio improvviso dalla quiete della mente, eppure un inaccettabile silenzio renderebbe tombale ogni umano vociare senza l’incontro di quei visi, senza il contatto che dà odore ai colori, senza un sorriso che ti accenda i sensi.

È una poesia mai inutile, sarebbe come togliere l’intuizione dell’amore al giovane che si apre alla vita; poesia necessaria, per ricordarci che l’inizio di ogni radice nasce dalla madre terra con il seme che viene dal soffio leggero di un vento fecondo, di uno Spirito vitale.

Torniamo al mondo informe, ancora tra caos e cosmo, che si fonde con l’atomo di ogni vita, col pulsare di ogni vena; esplode il cielo stellato: abbaglia quella notte al confine tra le ere del mondo e le stagioni dell’uomo, illumina le mille strade che portano a Lui.

Torniamo al presepe; una musica mai troppo ascoltata tocca le corde dell’anima, tra l’oro dei miti e la paglia della storia nasce un Bambino: gloria in excelsis Deo!

Buon Natale così

Il parroco



LETTURA ARTISTICA DEL PRESEPE

Il presente allestimento intende riunire in una sola rappresentazione la tradizione solenne e aulica del trionfo di Cristo nascente, tipica delle liturgie solenni della grandi basiliche e dei duomi, con la tradizione francescana e popolare del presepe tradizionale.

Al centro è situato ( dalla notte di Natale) Gesù bambino collocato nel grande trono per l’esposizione eucaristica del sec. XVIII solitamente conservato nel museo. Il brillare dell’oro, proveniente dalla iconografia bizantina, rappresenta la divinità di Cristo nel suo splendore di luce e grazia incorniciato da un tripudio di intagli fitomorfi con i simboli dell’Eucaristia e impreziositi da due angeli che richiamano l’annuncio della santa notte.

Su due colonne, rivestite da preziosi piviali del corredo solenne della chiesa, Maria e Giuseppe stanno adoranti davanti al S. Bambino e guardano con benevolenza il popolo cristiano che più in basso viene chiamato ad accorrere e contemplare il Dio con noi, l’Emmanuele.

Le antiche statue di gesso attingono l’ispirazione dalle due grandi scuole presepiali genovese e napoletana con caratterizzazioni che tendono a raffigurare una quotidianità popolare ma già espressa con una carta plasticità.

In alcune di esse è possibile vedere raffigurate personaggi e immagini evangeliche: la pecorella smarrita tenuta sulle spalle dal giovane pastore, la samaritana al pozzo con la brocca d’acqua, l’invito a lodare il Signore coi flauti, la cura dell’anziano e l’educazione del bambino. Occhieggia anche un richiamo al mandrogno Gelindo (dal cappello nero). Il bue e l’asinello guardano lo spettatore incorniciando la scena sacra con simmetrica riverenza.

Un presepe nuovo ( o antico) che più che al gradimento o alla perplessità del popolo desidera proporsi a tutti come interlocutore con la bellezza  di questo tempio illustre che parla della storia di Valenza.