Domenica scorsa, 18 dicembre, il “Coretto” del Sacro Cuore ha passato un pomeriggio con i nonni dell’Uspidalì di via Zuffi. Lasciamo che siano le immagini a raccontare questo pomeriggio…

In una società come la nostra, imperniata sulla “gioventù” in tutto e per tutto, sulla “salute” a tutti i costi, sui parametri della produttività economica, l’incontro con i “nonni” dell’Uspidalì è certamente controcorrente: anziani, ammalati (e molti anche non autosufficienti), improduttivi secondo i canoni dell’efficientismo.

Eppure.

Eppure la sensazione alla fine di questo pomeriggio è che il regalo più grande non lo abbiano fatto i ragazzi del coretto agli anziani, ma questi ultimi a loro. Perché li hanno messi di fronte agli “scandali” della cultura moderna, un corpo malato e scarso di forze, segnato da rughe. Tutto questo ricorda che il tempo scorre e che di questo tempo si è chiamati a fare l’uso migliore possibile. L’incontro con gli anziani, in fin dei conti, è come fare un viaggio in avanti nel tempo, quando non sarà più il momento dei progetti ma dei resoconti, non si faranno più preventivi ma si cercherà di tirare un bilancio della vita che uno, per Grazia, ha ricevuto. Questi “nonni” hanno mostrato che è possibile viverla, anche nel limite e nella sofferenza, senza disperazione ma con forza.

E allora, grazie, “nonni”!