Ne ha dato notizia Il Piccolo, e abbiamo anche riportato la foto dell’articolo sulla nostra pagina FaceBook (illeggibile per motivi di copyright… 😉 ).

[AGGIORNAMENTO: riportiamo anche l’articolo di Voce del 20 luglio]

Ma non potevamo lasciar cadere questa occasione nel vuoto: abbiamo chiesto agli animatori di farci avere il loro intervento, letto da Luca Barboni a loro nome. E così, assieme a qualche foto del nostro insider (in questo caso, però è la nostra insider), pubblichiamo più che volentieri la loro testimonianza.

Siamo gli animatori del Campeggio nei turni di Luglio, e vogliamo raccontarvi cos’è per noi il “Don Pietro”: un’esperienza di vita, di comunità e di montagna. Questa vacanza, se così si può chiamare, ogni anno comincia settimanalmente all’inizio di gennaio, quando si riordinano le idee e si delinea la rotta per il mese di Luglio (le attività, il tema conduttore, le gite..). Se parliamo di numeri, dal 2011 in poi, le adesioni sono sempre cresciute, fino al 2017 dove addirittura si sono triplicate. Da qui la necessità di creare il terzo turno, una sfida coraggiosa, per dare sempre più l’opportunità ai nostri ragazzi di fare parte di questa esperienza.
Si è creata una vera e propria famiglia, che non condivide lo stesso sangue, ma la stessa passione, gli stessi ideali, progetti ed esperienze e tutti i ragazzi che accompagniamo su sono degli amici a cui vogliamo dare la possibilità di entrare a farne parte. Il nostro obiettivo è quello di muoverci verso l’alto, aiutati dalla montagna, per avvicinarci a chi, a questo mondo, ci vuole veramente bene, Gesù.
L’aspetto più profondo di questa esperienza, è che anche noi animatori cresciamo ogni volta.
Ogni anno è una sfida, ci sono sempre nuovi problemi ma è proprio questo fuoco che ci arde dentro a darci la forza di portare avanti “la baracca”. È bello vedere che ci sia molta gente che apprezza e sostiene il nostro lavoro. La ricompensa più bella per tutti i nostri sacrifici è sicuramente vedere la disperazione sul volto dei ragazzi ogni volta che devono tornare a casa e ricevere sentite parole di ringraziamento da parte delle loro famiglie.
Insomma il Campeggio Don Pietro è fatto di gesti semplici che condividono però importanti significati: per esempio allacciare gli scarponcini ai ragazzi, o prendere in braccio il bambino che, dovendo leggere la Seconda Lettura durante la Messa, non arriva (per altezza) all’ambone, imparare a collaborare durante i momenti conviviali oppure gioire nell’assaggiare acqua di sorgente dopo aver fatto una lunga camminata.
Portare sulle spalle il nome di Don Pietro, e tutto ciò che vortica intorno, non è facile; ma una cosa è certa: vogliamo portare avanti quello che lui ha cominciato, con gli stessi ideali e la stessa dedizione. E lui, in questo, siamo sicuri ci metta sempre del suo, anche adesso.

AGGIORNAMENTO: sul numero del 20 luglio, anche La Voce Alessandrina ha dato notizia della serata, con un articolo a firma di Marilena Dealessi. Qui l’immagine:

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