Domenica scorsa si è celebrata la chiusura del  Centro Estivo, edizione 2017. Due i momenti salienti: uno alla Messa delle 10, in Duomo, e l’altro, in Oratorio, nel pomeriggio. Ne diamo conto in questo articolo, con un’intervista a don Massimo e a Luisa.

 

«Il nostro essere Chiesa è chiamato a vivere la festa dell’incontro col Signore», ha detto durante l’omelia don Massimo alle moltissime persone (più di 100 genitori) che hanno partecipato alla Celebrazione. «È bello trovarsi insieme, si fa festa per celebrare le cose belle. Essere festa per celebrare la bellezza del nostro stare insieme come popolo amato da Dio, ancor più in questo periodo nel quale prevale l’inclinazione individualista». Perché, ha continuato, «noi non siamo fatti per stare soli».

Il luogo nel quale far vivere per i nostri ragazzi la gioia dello stare insieme è, per molte nostre famiglie, il  Centro Estivo. E di questa esperienza appena conclusa va sottolineato che «le strutture sono importanti ma senza cuori autentici e generosi che le abitino non valgono niente. Perché è testimoniando un Amore più grande che facciamo in modo che quello che insegniamo non resti retorica, che inevitabilmente svanirà quando i nostri bambini cresceranno ed entreranno nel mondo adulto spesso troppo disincantato e indifferente».

«Il  Centro Estivo sarà possibile solo fino a quando ci saranno le comunità delle nostre Parrocchie che lo sostengono. Da dove tireremo fuori i veri educatori? Basteranno dei professionisti? No, ci vorranno dei testimoni. Come viene fuori dalla nostra storia degli educatori di oggi. Una storia che si sostiene di staffetta in staffetta nel passaggio delle consegne educative all’interno di una condivisione di fede e di ideali. Per garantire questa successione abbiamo bisogno che voi non vi sentiate degli utenti, ma facenti parte di una comunità».

Terminato il  Centro Estivo, però, non possiamo ritenere che sia finita anche l’esperienza della condivisione. Infatti, «per dare la gioia di stare insieme anche quando finirà il  Centro Estivo bisogna creare un luogo dove sia bello farlo. Nella nostra tradizione questo luogo si chiama Oratorio che a Valenza esiste come struttura, ma deve maturare verso un’adesione piena al percorso comunitario. In tal senso ci stiamo impegnando da settembre a dare ai ragazzi un luogo accogliente e propositivo. Lo facciamo con due consapevolezze. Nella vita grano e zizzania [richiamo al Vangelo del giorno, ndr] saranno sempre insieme per cui l’educazione sta nell’insegnare con la vita a valorizzare il buono e nel contenere il cattivo in ciascuno di noi. E poi bisogna avere il coraggio della semina. La fede è un piccolo granello che se si ha costanza e coraggio di seminare e coltivare diventa un grande albero».

 

Nel pomeriggio, nei locali dell’Oratorio, i genitori ed i ragazzi hanno vissuto insieme un piccolo spettacolo conclusivo, segno di quel “fare festa” che ha accompagnato le sei settimane di giugno e luglio.

Abbiamo chiesto a don Massimo e a Luisa, la responsabile del Centro, di raccontarci cosa è stato per loro questo tempo.

Luisa: Sinteticamente è stata un’esperienza più che positiva. Mi ha riempito il cuore la partecipazione di domenica dei genitori, sia alla Messa che alla riunione, che alla festa finale. Entrando un po’ nei dati, quest’anno abbiamo avuto numeri straordinari. Abbiamo chiuso domenica con più di 100 bambini, ma fino alla fine erano più o meno 130 tutti i giorni. L’unico giorno in cui abbiamo avuto meno bambini è stato in occasione di quel grande temporale di alcuni giorni fa, ma erano pur sempre un’ottantina… Anche l’esperienza nuova della ristorazione ha avuto un buon successo, con una quarantina di bambini che si sono fermati quotidianamente. E devo dire che con Domenico e Graziella [i responsabili della ristorazione, ndr] si è creata una bella collaborazione.

Don Massimo: Ormai sono quattro decenni che il Centro è un fiore all’occhiello della comunità parrocchiale. L’aspetto bello, e condivido con Luisa, è stata questa risposta che mi pare non sia stata solo numerica: mentre parlavo ai genitori nel pomeriggio, mi è sembrato di leggere non solo attenzione e partecipazione, ma anche la voglia di condividere il progetto che sottostà al Centro. Mi è sembrato, soprattutto, che siano le generazioni di genitori più giovani ad essere molto consapevoli dell’importanza di dare un futuro ai loro figli, anche e soprattutto attraverso un accompagnamento più condiviso. Noi abbiamo certamente avuto alcune generazioni in cui l’idea del “Centro-parcheggio” era abbastanza evidente, il che, ovviamente, non è del tutto negativa. Ma non è sufficiente. Adesso, mi pare, c’è una maggiore (e rinata) attenzione nei confronti dell’aspetto comunitario e parrocchiale da parte dei genitori. E questo è un segno di attenzione sicuramente nei confronti dei bambini, ma anche della certezza che insieme ci si può aiutare e sorreggere vicendevolmente.

Ci sono stati degli episodi significativi, belli, accaduti in questo mese e mezzo? Qualcosa, insomma, che abbia mostrato che “ne è valsa la pena”…

Luisa: Partiamo dal fatto che, sinceramente, i bambini mi rigenerano. Preferisco mille volte stancarmi nel  Centro Estivo che stare in un ufficio… Ma quest’anno, per la prima volta, abbiamo accolto i bambini che hanno terminato la scuola dell’infanzia e, da settembre, frequenteranno la prima classe della primaria. È stato bello averli tra noi, perché, nonostante non mi avessero mai conosciuta, non avessero mai visto l’ambiente, alla fine della giornata non volevano proprio andarsene a casa! E molti genitori che mi dicevano che i loro figli andavano a dormire stanchissimi e comunque si alzavano prestissimo al mattino dopo proprio per non perdere una giornata. Qualche bambino più piccolo si è anche lamentato che queste sei settimane siano passate troppo in fretta… Ecco: sono queste cose che mi rincuorano, quelle che, di fronte alla stanchezza che, indubbiamente, c’è, ti fanno capire che hai lasciato un segno.

E fra cinque, dieci anni, come lo immaginate il Centro Estivo? Come lo vorreste?

Luisa: Penso che il Centro debba continuare ad essere caratterizzato dalla qualità e dall’obiettivo di formare i ragazzi: lì nasce il nostro futuro di comunità e di società. Per cui tra cinque, dieci o venti anni vorrei che migliorassimo sempre più in questa direzione. Concretamente questo significa, ad esempio, riprendere in mano l’idea di aprire il Centro Estivo anche a settembre, prima dell’inizio della scuola. Perché quarant’anni fa, quando ho iniziato la mia collaborazione, funzionava così, e c’è una ragione: quel periodo tra la fine delle vacanze e l’inizio della scuola è “scoperto” e, penso, ancora oggi ci sarebbe un’esigenza in questo senso…

Come mai non si è più fatto?

Luisa: Semplicemente perché ad un certo punto la festa dell’oratorio, che tradizionalmente si tiene nella prima metà di settembre, durava due settimane. Ed è facile capire che in mezzo ai preparativi di un evento così grande, non è possibile garantire la sicurezza dei bambini: pensa a quante assi, chiodi, cavi elettrici ed attrezzi sono necessari per allestire tutto… Abbiamo, quindi, preferito chiudere questa esperienza per tutelare la sicurezza dei bambini piuttosto che relegarli in uno dei saloni dell’oratorio. Comunque penso che in futuro, armonizzando meglio le esigenze del Centro e della festa dell’Oratorio, questo dovrebbe essere un passo da fare, riaprire il Centro anche a settembre.

Don Massimo: Prevedere altri momenti di accoglienza durante l’anno  renderebbe ancora più evidente che il Centro non è semplicemente un servizio di baby-sitting, ma che continua anche dopo le vacanze di agosto, legandolo ancora più saldamente al cammino dell’intera comunità parrocchiale e, concretamente, all’esperienza del catechismo.

Luisa: Certamente, ed è questa la direzione che abbiamo iniziato a sottolineare già da quest’anno. La continuità, o, meglio, il fatto che l’essere comunità si esprima in molti modi diversi, a seconda delle età e, perché no?, del periodo dell’anno… In questo senso, per ritornare alla domanda sul futuro, penso che un’altra grande attenzione dovrà essere posta sulla formazione dei nuovi educatori.

Don Massimo: Sicuramente proporremo alla “squadra” degli educatori degli incontri in cui mettere a fuoco proprio questo aspetto comunitario, perché se il Centro è uno dei modi in cui la comunità vive, allora gli educatori devono esprimere in qualche modo l’esserne parte. Ed estendo anche questo pensiero ai genitori, soprattutto a quelli che, come dicevamo prima, hanno intuito la possibilità di condividere la responsabilità di educare i propri figli nell’esperienza oratoriale e catechistica come già da un anno si esperimenta con grande soddisfazione di tutti. Sarebbe bello poterci incontrare a cadenza mensile per riprendere le fila dell’esperienza vissuta a giugno-luglio, ovviamente insieme ai ragazzi ed agli educatori.

Luisa: Sì: anche perché è un peccato vedere quei locali vuoti… da domani inizierò con alcune educatrici a ritirare tutti i materiali che abbiamo usato in queste sei settimane e so già che mi verrà il magone, perché sai che è stata una bella esperienza, sai che c’è fiducia da parte delle famiglie, sai che c’è questa esigenza e, invece, tutto si chiude fino a giugno prossimo… E penso che non sarò la sola ad avere questo senso di malinconia, perché come io ho amato ed amo il Centro, così lo amano i “miei” educatori.

Don Massimo: Dal mio punto di vista, per quanto ho raccolto e sentito in questi mesi, è facile capire questo affetto nei confronti del Centro. Mi piacerebbe che si continuasse in questa direzione, così che tutti, ragazzi, genitori, educatori e chiunque collabora, vivessero questa esperienza come un luogo da abitare e non semplicemente come un servizio di cui fruire. Ed è per rendere sempre più confortevole ed accogliente questo luogo che stiamo facendo continui lavori di ammodernamento e messa in sicurezza e che continueremo a farne: ci sono alcune idee che ben presto si tradurranno in progetti concreti, alcuni a breve, altri a lungo termine. Ma è chiaro che tutto questo non sarebbe possibile senza l’intervento di alcuni sponsor, che mi sento di ringraziare pubblicamente anche in questa occasione. In particolare la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria, ma anche molti benefattori “anonimi”, hanno fatto sì che l’attenzione principale non fosse di natura economica ma educativa. E questo, penso, sia una bella serenità per chi ha a che fare quotidianamente per sei settimane con 130-140 bambini e ragazzi.