Ieri sera, martedì 14 novembre, sono ripresi gli incontri biblici per le Parrocchie del Sacro Cuore e del Duomo, dopo la “pausa” dedicata alla lectio divina con il Vescovo.

La modalità è leggermente diversa rispetto a quella dello scorso anno pastorale, che si basava sul principio della risonanza della Parola annunciata nella domenica precedente all’incontro. Il metodo che si è deciso di seguire in questa nuova serie di incontri, invece, prevede che si lavori sulla Parola di Dio che verrà proclamata nella domenica successiva, tentando il più possibile di rimanere aderenti alle letture e, più che altro, lasciandosi provocare dai testi.

Fin qui, mi verrebbe da dire, il “dovere di cronaca”. Ma quello che ho scritto non rende giustizia di ciò che è accaduto. Ho visto persone di età diversissime, di appartenenze (o non appartenenze) ai più svariati movimenti ecclesiali (Scoutismo, CL, Équipes, Fraternità francescane…), con storie di vita ed impegni parrocchiali dei più disparati, ritrovarsi per aprire il cuore e farsi giudicare dalla Parola di Dio. Non si è cercato di “fare un’omelia” alternativa o una gara di esegesi. Semplicemente ci si è messi di fronte alla storia di quei tre servi ai quali il padrone aveva affidato dei talenti prima di partire per un lungo viaggio. E al suo ritorno, in un’ora che nessuno può sapere, come dice San Paolo, chiede conto di quanto dato. Lo scoprire di avere dei talenti (senza false umiltà) e di metterli a servizio della comunità (parrocchiale o famigliare che sia), superando le varie paure di impiegarli (per “pigrizia o malvagità”, come nel caso del terzo servo): questa mi pare sia stata la sintesi di ciò che è accaduto ieri sera.