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Si è svolta stamattina, nel solco di una ormai consolidata e bella tradizione, la Cerimonia dell’Offerta dei Ceri a San Massimo da parte dei rappresentanti delle categorie produttive e operanti per il bene della Città:

Per il Clero valenzano, il prevosto del Duomo, Mons. Massimo Marasini

Per la Città, il Sindaco, Gian Luca Barbero

Per gli Agricoltori, Amelio Crivelli

Per gli Artigiani e orafi, per la Ditta Mirco Visconti, Cosetta Visconti vincitrice del premio di Sant’Eligio

Per i Commercianti, Patrizia Cittadino

Per le Scuole e gli Istituti, la Dirigente Scolastica Dott.ssa Maria Teresa Barisio

Per i Giovani della Città, Simone Fiorino

Per le Confraternite, il Priore della Confraternita della Santissima Trinità, Italo Rota

Per il Servizio agli Anziani, il Presidente dell’Uspidalì, Marilena Griva

Per il Servizio agli Ammalati, la Dottoressa Monica Lenti

Per il Servizio ai bambini, ragazzi e giovani, la Valenzana-Mado

Per i Bersaglieri, Luciano Zaghetto

Per l’Associazione Nazionale Alpini, Alpino Dino Vaccinello

Per le Forze di Pubblica Sicurezza, il Comandante del Corpo di Polizia Municipale, Dottoressa Mariangela Magnini

Per il Volontariato Cittadino, il Presidente della Consulta Comunale, Federico Violo

Per la Protezione Civile, Marika Franchini

Per l’AVIS, Riccardo Lanziceni

Per la Croce Rossa Italiana, Capitano Valeria Ghelleri,

Per i Vigili del Fuoco, Alberto Lanza

Per la Promozione del Territorio, Viviana Colombo

Per il LIONS Club Valenza Host, Matilde Zacchia

Per il LIONS Club Valenza Adams, Paolo Munaro

Per il Rotary Club, Pier Leandro Milanese

Per la Promozione della Cultura, Elisabetta Cassola

Per il Clero valenzano, il prevosto del Duomo, Mons. Massimo Marasini

Per la Città, il Sindaco, Gian Luca Barbero

Per gli Agricoltori, Amelio Crivelli

Per gli Artigiani e orafi, per la Ditta Mirco Visconti, Cosetta Visconti vincitrice del premio di Sant’Eligio

Per i Commercianti, Patrizia Cittadino

Per le Scuole e gli Istituti, la Dirigente Scolastica Dott.ssa Maria Teresa Barisio

Per i Giovani della Città, Simone Fiorino

Per le Confraternite, il Priore della Confraternita della Santissima Trinità, Italo Rota

Per il Servizio agli Anziani, il Presidente dell’Uspidalì, Marilena Griva

Per il Servizio agli Ammalati, la Dottoressa Monica Lenti

Per il Servizio ai bambini, ragazzi e giovani, la Valenzana-Mado

Per i Bersaglieri, Luciano Zaghetto

Per l’Associazione Nazionale Alpini, Alpino Dino Vaccinello

Per le Forze di Pubblica Sicurezza, il Comandante del Corpo di Polizia Municipale, Dottoressa Mariangela Magnini

Per il Volontariato Cittadino, il Presidente della Consulta Comunale, Federico Violo

Per la Protezione Civile, Marika Franchini

Per l’AVIS, Riccardo Lanziceni

Per la Croce Rossa Italiana, Capitano Valeria Ghelleri,

Per i Vigili del Fuoco, Alberto Lanza

Per la Promozione del Territorio, Viviana Colombo

Per il LIONS Club Valenza Host, Matilde Zacchia

Per il LIONS Club Valenza Adams, Paolo Munaro

Per il Rotary Club, Pier Leandro Milanese

Per la Promozione della Cultura, Elisabetta Cassola

Il Vescovo, S.E.R. mons. Guido Gallese, ha presieduto la Celebrazione eucaristica, ed ha rivolto, durante l’Omelia, queste parole ai presenti (QUI si può ascoltare l’audio):

NOTA BENE: quanto segue è la trascrizione dell’Omelia, non rivista dall’Autore.

Il problema della Liturgia è che funziona attraverso i segni. E c’è una ragione profonda per cui viviamo questa dimensione del segno che ci indica qualcos’altro. Dio ha un profondo rispetto dell’uomo e dei passaggi che deve fare per giungere ad incontrarlo senza perdere la libertà. Se oggi, arrivati alla Consacrazione, venisse presente Gesù Cristo tangibile corporalmente, l’Uomo Cristo Gesù così come ha camminato per le strade della Galilea, noi tutti avremmo un grande problema tornati a casa: quello di dover credere, volenti o nolenti. Perché non sarebbe più una questione di fede: è un’evidenza. E l’evidenza ti schiaccia, non hai tanto gioco, tanta libertà. E quando sei schiacciato in questo modo tendi ad avere una reazione servile anziché filiale. Cioè a far le cose perché sei costretto, come un servo, e non perché ami come un figlio. Questa è la ragione per cui Gesù parla in Parabole, perché “udendo non comprendano” (cf. Lc 8, 10). Uno davanti a questa affermazione può rimanere sorpreso. Ma lo scopo di Gesù non è che “non comprendano”, ma che la gente non sia costretta a credere quando non è ancora il loro momento.

Abbiamo ascoltato nella prima lettura che il Signore “susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me [qui è Mosè che parla]. A lui darete ascolto. Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull’Oreb, il giorno dell’assemblea, dicendo: “Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”.” (Dt 18, 15-16). Cos’era successo? Mosé aveva preso 70 anziani del popolo per andare sul monte a parlare con Dio. Il programma era interessante… Questi si avviano, arrivano alle pendici del monte e cominciano a sentire un terremoto, lampi, folgori, voci, suoni come di trombe. E hanno detto: “Senti, Mosé, noi ci abbiamo ripensato… va’ pure tu e tutto quello che ci dirai noi lo seguiamo…”. Avevano paura. La presenza di Dio ci fa piacere e ci fa paura. Ad essa aneliamo, perché siamo fatti a Sua immagine, ma nello stesso tempo, in qualche modo, ci schiaccia.

Arriviamo al Vangelo (cf. Mc 1, 21-28), e vediamo che Gesù compie un miracolo su uno “spirito impuro”. L’impurità non è semplicemente sporcizia, non è qualcosa riferito ai “peccati impuri” in senso diretto. L’impurità era, ed è ancora, una categoria centrale nell’ebraismo. La religiosità è basata sul problema della purità: quando si pecca si è impuri, quando si compiono certe azioni si è impuri e allora bisogna uscire ritualmente da questa situazione compiendo determinate abluzioni e attraverso l’offerta di sacrifici. Oggi quest’ultima cosa non si può più fare perché gli Ebrei non hanno più il Tempio, quello dei sacrifici intendo, però la “struttura” religiosa è questa.

Questo fatto che un uomo, posseduto da uno spirito impuro venga liberato da esso da Gesù, è un segno indicativo. Gesù sta dicendo: “Io sono quello che vi libera dal male”. Come noi chiediamo alla fine della preghiera del Padre Nostro, la settima di sette domande: “liberaci dal male”.

Ecco, allora, che questa azione di Gesù è forte, diretta, esplicita, chiara. I presenti, infatti, rimangono “presi da timore” (Mc 1, 27): notate che di fronte a queste manifestazioni dirette la prima reazione è la paura. La paura è il contrario della fede, e questo ricade nel discorso che vi stavo facendo. “Comanda persino agli spiriti impuri e questi gli obbediscono” (cf Mc 1, 27).

Perciò, carissimi, l’azione di Gesù è un’azione forte, ma questa azione forte è talmente dirompente che un po’ di fa paura. Dio, ordinariamente, non usa questo sistema e agisce in noi attraverso segni per dare a ciascuno di noi il tempo per l’azione. Perché ciascuno di noi matura in tempi diversi, in situazioni diverse e pensieri diversi, ma abbiamo bisogno di un nostro tempo. Il Signore ancora oggi vuole compiere, nella vita di ciascuno, quello che ha significativamente compiuto con questo indemoniato: liberarlo dalla schiavitù del male. “Liberaci dal male”! Vogliamo, perciò, mettere a fuoco questa cosa: il luogo in cui oggi il Signore fa questa azione è la Liturgia: il Battesimo, che ci libera dal peccato originale, la Confessione, che ci libera dal peccato, l’Eucarestia, che attua la redenzione di Cristo (redenzione vuol dire liberazione dalla schiavitù). Ecco perché c’è la Liturgia: perché in essa Cristo, realmente presente – non soltanto nell’Eucaristia che è l’espressione più forte della presenza di Cristo nella Chiesa, ma anche tra di noi, perché Gesù ha promesso che dove due o più saranno riuniti nel Suo nome Lui sarà lì (cf Mt 18, 20) – perché nella Liturgia Cristo, realmente presente, agisce.

Carissimi valenzani, volevo richiamarvi a queste cose perché sono convinto che il nostro contributo specifico come Chiesa Cattolica alla Comunità ha il suo centro nell’Eucaristia. Sembra una banalità, ma per noi, se la viviamo bene, con profondità, con attenzione, l’Eucaristia è il luogo in cui Dio agisce e da cui traiamo le forze per impegnarci nella vita di tutti i giorni, nel sociale, nella carità, nell’amore per gli altri, nel servizio… lo possiamo fare perché è nell’Eucaristia che ci siamo resi conto che Dio per primo ha fatto così con noi, con me, con la mia vita. Dio mi ha servito! Nell’Eucaristia il Signore Gesù si è inginocchiato per lavarmi i piedi. E se lui che è il Maestro e il Signore lava i piedi a me, anche io devo aiutare i miei fratelli, servire i miei fratelli, mettermi ai loro piedi. Ecco perché è importante la Messa. Non è una formalità, ma è il luogo in cui facciamo l’esperienza di Cristo che dona la vita per noi e da cui abbiamo le forze per essere veri fratelli.

Ecco perché sono contento di celebrare questa Liturgia a San Massimo e perché non penso che sia una formalità. Chiedo al Signore che questa Messa sia quella celebrazione in cui i valenzani possono ottenere in modo particolare la grazia di Dio per servire i fratelli. Io chiedo al Signore che possiate riconoscere Gesù che adesso si cinge il grembiule ai fianchi e passa a lavarci i piedi.

È una cosa che il nostro cuore non può dimenticare e che vuole riprodurre poi nella vita quotidiana.

Che l’intercessione della Beata Vergine Maria e di San Massimo ci accompagnino dunque in questa Liturgia perché facciamo esperienza del passaggio di Dio fatto uomo che viene a liberarci dal male.

Al termine della Celebrazione, don Massimo ha rivolto questo ringraziamento al Vescovo, alle Autorità ed ai Cittadini presenti (QUI l’audio):

NOTA BENE: quanto segue è una trascrizione non rivista dall’Autore.

Grazie Eccellenza, Vescovo Guido, di essere con noi e di iniziare la Sua visita pastorale nella zona valenzana con questo Segno.

Vorrà, come Lei ha scritto nella sua lettera di indizione, essere con noi per rendere presente la forza e la bellezza di Cristo nell’Eucaristia, di prendere atto delle nostre fragilità per consegnarci alla Misericordia del Signore, per riscoprire l’essere una vera comunità cristiana alla luce della Parola di Dio in Cristo Signore, unico Maestro.

Avrete tutti visto la bellezza di questo luogo. Ma la vera e grande bellezza, fratelli carissimi, siete tutti voi. Oggi, riuniti in questo Duomo di Valenza, vorremmo – e penso di interpretare anche il desiderio delle Autorità Civili e Militari – che questo bel segno fosse sempre più bello e più splendente nei cuori e nel decoro della nostra Valenza.

Siamo qui per riscoprire ogni volta, per rinnovare nel presente la tradizione di quel momento in cui il Vescovo Massimo decise, per la salute del suo popolo, di ricostituire il già presente castrum romano in un luogo più alto, più facilmente difendibile, ma anche più salubre rispetto agli acquitrini della zona fluviale.

Eccellenza, con oggi entro nel terzo anno del mio ministero. Mi ricordo che mi augurò: “Don Massimo, diventa anche tu Santo!”. Confesso: non sono ancora Santo, ma devo dire la verità: non sono nemmeno martire. Anzi! Sono qui per ringraziare tutti di questi due anni bellissimi che abbiamo condiviso, e di tutto ciò che sta fermentando nelle nostre belle comunità parrocchiali. Ogni volto, ogni storia, è chiamata a riscoprire qui, partendo dall’Eucaristia, dall’incontro con il Signore Gesù, la bellezza del nostro essere Chiesa. E penso che anche l’ospitare, il vivere il gesto dell’offerta dei ceri, voglia proprio essere la messa in servizio di tutti noi. Perché questa città, consapevole della propria storia, conosciuta al mondo per produrre e vendere bellezza dell’arte orafa, possa iniziare a produrre la bellezza dello stare insieme con gioia, nella ricchezza delle diversità reciproche, ma soprattutto nella consapevolezza di porre la persona al centro del suo vero costruire una comunità.

Alcune immagini della mattinata.

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