Domenica scorsa, 4 marzo, è stata occasione per un nuovo incontro tra/con i genitori. Il tema: come essere papà e mamme di bambini che maneggiano dalla nascita smartphone e tablet. Con una sorpresa.

Sarà stato l’orario, sarà stato l’argomento, sarà stata anche la voglia di rivedersi, ma domenica scorsa si sono ritrovati un’ottantina di genitori per mettere a fuoco il loro ruolo di educatori in quest’era dominata dal “digitale”.

La relazione, un po’ a sorpresa, è stata tenuta dal Vescovo che, essendo in visita pastorale nella zona di Valenza, ha deciso di partecipare all’iniziativa. Quello che segue è un tentativo di ricostruire il discorso che il Vescovo ha tenuto.

«Internet e i social non sono da “demonizzare”, perché sono strumenti. Anzi: aprono la possibilità di una “pastorale della Rete”, come mi è capitato quando studiavo all’Università». Usando chat e canali irc, ha continuato mons. Gallese, ha potuto mostrare ad «una persona che aveva vissuto un momento estremamente doloroso della propria vita e che me lo aveva confidato che c’è un altro modo di vivere».

«I giovani di oggi», ha proseguito, «sono meglio di noi: cercano la verità! E ci sgamano se vedono in noi persone incapaci di mettere a fuoco le cose essenziali della vita e di vivere di conseguenza. Noi non presentiamo un atteggiamento di vita “fatta e finita”, e questo è il problema educativo che stiamo vivendo oggi con i nostri “nativi digitali”».

Certo, l’educazione è un compito arduo, un lavoro pesante («come marcare a uomo nel basket», spiegava il Vescovo, «dove fai una fatica nera a corrergli dietro tutta la partita… molto più comodo marcare a zona: tu hai i tuoi metri quadri da controllare e se l’avversario esce dalla tua zona tu vivi tranquillo, perché ci penserà qualcun altro»), ma non possiamo tirarci indietro.

Come, allora, aiutare i nostri figli a vivere queste tecnologie? Certo, alcune regole ci vanno (a tavola è inutile lo smartphone…), ma il punto centrale è che i nostri figli sono determinati in maniera molto forte dalla relazione con i genitori: «la nostra consistenza, la nostra apertura alla realtà sono determinanti nei nostri figli per avere una relazione serena con gli strumenti digitali. Imparano da noi per una sorta di osmosi».

«Vi chiedo di investire un po’ di tempo nell’arte di educare, così come giustamente investite il vostro tempo per imparare nuovi aspetti del vostro lavoro», così che possiamo fare vedere ai nostri figli l’unica cosa di cui hanno bisogno: «si può uscire dalle sabbie mobili nelle quali sei!», c’è un motivo positivo, buono per il quale siamo al mondo.

Il Cristianesimo, da questo punto di vista, «è il top! Il modo di vivere tracciato da Cristo è straordinario, letteralmente “alieno”, fuori da ogni logica umana». Tanto è vero che «non ci metterei nemmeno un giorno a mollare tutto, ma proprio tutto!, e tutti se scoprissi che questo non è vero!».

«Non è una questione di essere perfetti,» ha concluso il Vescovo, «ma di riconoscere che il Signore “fa delle cose”, agisce ancora oggi nella sua Chiesa. I nostri “nativi digitali” hanno bisogno di un senso per vivere, e noi siamo chiamati a proporre alla loro libertà il senso che noi viviamo».

 

Terminato l’incontro, il Vescovo ha celebrato la Messa

 

La mattinata si è poi conclusa con un “pranzo insieme”, dove circa 200 tra genitori e ragazzi hanno condiviso il pasto.