Saluto del Prevosto mons. Massimo Marasini

Eminenza Reverendissima, mi permetta di accoglierLa con gratitudine ed affetto nel Duomo di Valenza dove già da Pastore di questa Diocesi ha dispensato i doni del Santo Spirito e l’autorevolezza della predicazione. Grazie per rendere ancora più solenne questa importante ricorrenza!

Saluto con deferenza e rispetto le numerose Autorità civili e militari qui convenute: S.E. il Prefetto, i deputati e i senatori della Repubblica, i consiglieri regionali, il Presidente della Provincia, il sig. Sindaco e con lui l’amministrazione comunale, i confratelli Cavalieri del S. Sepolcro,  i graditi ospiti e voi tutti, cari fedeli.

Nella nostra bella Italia ogni chiesa è testimone della storia di una comunità locale che ha saputo lasciare segno di sé attraverso splendidi monumenti, spesso edificati col concorso di tutto il popolo.

Ogni cittadina comprende l’importanza della sua chiesa madre poiché rappresenta la lunga radice del suo percorso sociale, espressivo di quei grandi valori cristiani che hanno saputo animare una storia di civiltà e civica solidarietà, ancora adesso tipica della nostra realtà nazionale.

Valenza ha il suo Duomo: è perciò a tutti gli effetti una città, che giustamente deve essere fiera della sua lunga storia che nasce dalla cura pastorale del Vescovo S. Massimo agli albori dell’evo cristiano. La sua collocazione alle porte del Monferrato e sovrastante la pianura padana l’ha resa contesa dalle varie forze belliche che la storia delle nostre terre ha subìto di fatto sino alla travagliata epoca Napoleonica, quando è stata distrutta definitivamente la sua identità medioevale abbattendo le mura, i bastioni e diverse chiese e edifici, ma il Duomo è rimasto, testimone prezioso e insostituibile.

A maggior ragione la nostra “Insigne Collegiata di S. Maria Maggiore” costituisce il più significativo monumento della città e della sua storia. Valenza oggi è all’onore del mondo per l’arte della gioielleria nella quale la preziosità dei materiali si fonde con l’ingegno e la bellezza delle forme: bisogna dunque che il Duomo risplenda con altrettanta cura e integrità per rappresentare nella sua magnificenza ciò che in città si produce nei suoi laboratori con altrettanta sapienza e maestria. E quanto mai oggi è cresciuta la consapevolezza che arte e turismo sottendono sempre la qualità di un marchio che coincide con l’identità stessa della realtà locale. 

Il venti ottobre del 1619 il prevosto Bartolomeo Bocca poneva sul sedìme del precedente edificio medioevale la prima pietra dell’attuale chiesa, officiata dopo quattro anni nel 1622. Quattrocento anni dunque di storia e fede che chiede a tutti noi un impegno affinchè il maestoso edificio torni al suo originario splendore. Già qualche anima generosa ha permesso il restauro dei due altari  dei transetti e la loro bellezza ci permette di intuire quali altri tesori d’arte il nostro Duomo conservi, quale scrigno unico e prezioso. Sarebbe bello che coloro che hanno reso Valenza la patria dell’oreficeria ponessero in questo monumentale gioiello un segno imperituro della loro generosità. Così come mi appello a tutte le realtà istituzionali ed associative che comprendono l’importanza della valorizzazione dei beni culturali.

In tal senso la pubblicazione che trovate a disposizione in questa occasione vuole rappresentare un’ipotesi conservativa dell’intero edificio, uno strumento informativo per potersi sentire parte di questo grande  restauro, ipotizzando un personale contributo economico e magari potendo scegliere quale precisa opera voler sponsorizzare.

Sarebbe veramente bello che nei prossimi quattro anni (2019-2022), restaurando il Duomo,  si potesse rinnovare lo splendore di quattrocento anni di fede e bellezza.

Ora rinnoviamo l’antico rito dell’accensione dei ceri e testimoniamo così nel presente l’identità più autentica del popolo valenzano.