1619-2019: quattrocento anni di fede e bellezza

Nella nostra bella Italia ogni chiesa è testimone della storia di una comunità locale che ha saputo lasciare segno di sé attraverso splendidi monumenti, spesso edificati col concorso di tutto il popolo.

Ogni cittadina comprende l’importanza della sua chiesa madre poiché rappresenta la lunga radice del suo percorso sociale, espressivo di quei grandi valori cristiani che hanno saputo animare una storia di civiltà e civica solidarietà, ancora adesso tipica della nostra realtà nazionale.

Valenza ha il Duomo: è perciò a tutti gli effetti una città, che giustamente deve essere fiera della sua lunga storia che nasce dalla cura pastorale del Vescovo S. Massimo agli albori dell’evo cristiano. La sua collocazione alle porte del Monferrato e sovrastante la pianura padana l’ha resa contesa dalle varie forze belliche che la travagliata storia delle nostre terre ha subìto di fatto sino all’epoca Napoleonica, quando è stata distrutta definitivamente la sua identità medioevale abbattendo le mura, i bastioni e diverse chiese e edifici. 

A maggior ragione la nostra “Insigne Collegiata di S. Maria Maggiore” costituisce il più significativo monumento della città e testimone della sua storia. Valenza oggi è all’onore del mondo per l’arte della gioielleria e ha bisogno che il Duomo risplenda con altrettanta cura e bellezza per rappresentare nella sua magnificenza ciò che in città si produce con altrettanta sapienza e maestria nei suoi laboratori. E quanto mai oggi è cresciuta la consapevolezza che arte e turismo sottendono sempre la qualità di un marchio che coincide con l’identità stessa della realtà locale.

Il 20 ottobre del 1619 il prevosto Bartolomeo Bocca poneva sul sedime del precedente edificio medievale la prima pietra dell’attuale duomo e il 9 dicembre del 1623 verrà celebrata la prima officiatura con la sua benedizione. Quattrocento anni dunque di storia e fede che chiede a tutti noi un impegno affinché il maestoso edificio torni al suo originario splendore. Già qualche anima generosa ha permesso il restauro dei due altari a fondo dei lati del transetto e la loro bellezza ci permette di intuire quali altri tesori d’arte il nostro Duomo conservi quale scrigno unico e prezioso. Sarebbe bello che coloro che hanno reso Valenza la patria dell’oreficeria ponessero in questo monumentale gioiello un segno perenne della loro generosità.

In tal senso questa pubblicazione vuole presentare un’ipotesi conservativa dell’intero edificio: non certamente un vero e proprio progetto di fattibilità, che si dovrà redigere attraverso competenti maestranze sotto la guida degli Uffici preposti, ma piuttosto uno strumento informativo per potersi sentire parte di questo grande restauro, ipotizzando un personale contributo economico e magari poter scegliere quale precisa opera voler sponsorizzare. Le modalità e la forma potranno essere liberamente concordate.

Sarebbe veramente bello che nei prossimi quattro anni (dal 2019, posa prima pietra, sino al 2023, prima officiatura), restaurando il Duomo si potesse si potesse rinnovare lo splendore di quattrocento anni di fede e bellezza.

Mons. Massimo Marasini, Prevosto

Nota storica

Il nome di Santa Maria deriva probabilmente da una cappella nel territorio di Valenza, a quel tempo Diocesi di Pavia, donata nel 1096 al Vescovo di quella città. Il titolo ufficiale di Insigne Collegiata Santa Maria Maggiore (essendo la chiesa maggiore della città e perché collegata alla Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma), e Duomo di Valenza, sede di vicaria episcopale, fu conferito nel 1321 alla “vecchia” chiesa, di probabile impianto romanico che sorgeva al centro dell’attuale Piazza XXXI Martiri.

Tre secoli dopo quella chiesa fu sostituita dal Duomo attuale il cui progetto e costruzione furono affidati all’architetto Paulo Falcone di Lugano, che iniziò i lavori nel 1619. Nel 1622 l’edificio era già parzialmente agibile; nel 1637 la muratura era completata. L’interno presenta una struttura ampia e armoniosa, un impianto tardo rinascimentale dal carattere solido e pacato, che colpisce ogni visitatore. Rifiniture e abbellimenti continuarono nei secoli finché, terminate le decorazioni della volta, il Duomo fu solennemente consacrato il 20 ottobre 1888. Nella seconda metà del secolo scorso si realizzarono ulteriori miglioramenti e ripetuti restauri: dei tetti, dell’organo Serassi, del pulpito settecentesco, della facciata con le nuove statue in marmo, la lotta contro l’umidità, il rifacimento del pavimento, del Battistero, del nuovo altare “a mensa”, fino alla costituzione del Museo del Tesoro (1991). 

Il nuovo altare a mensa, rivolto ai fedeli, auspicato dal Concilio Vaticano II, fu realizzato nel 1991 dalla ditta Ponterosso di Pietrasanta su progetto commissionato dal Parroco Mons. Luigi Frascarolo all’architetto Luigi Visconti di Valenza e approvato dalle due Soprintendenze ai Beni artistici e Architettonici del Piemonte.

Il progetto riguardava la nuova gradinata, la mensa e l’ambone, prevedendo l’impiego di alcune parti cella balaustra marmorea, posta nel 1727 a delimitare il presbiterio, e il rifacimento di alcune colonnine su modello esatto delle originali. Le parti rimaste della balaustra, ben restaurate, documentano ancora ottimamente il manufatto settecentesco e incorniciano elegantemente la nuova mensa, invitando ad ammirare il grande altare commissionato nel 1759, dalla Compagnia del Santissimo Sacramento, a Giacomo Pellegatta e Fratelli di Asti. Questo altare, conservato nella sua integrità, ricco di splendidi motivi, intarsi e rilievi marmorei policromi, fu concepito, seguendo direttive tradizionali del XVIII secolo, come “trono per l’Eucaristia” e come “altare della confessione”; infatti sull’elegante mensa trapezoidale (in greco mensa = tràpeza), poggia il tabernacolo dove si conservava il “Pane eucaristico”, mentre dietro la finestra sottostante, con ricca cornice modanata velata da una grata a intreccio, si prevedeva la tomba di un martire (confessore della fede).In passato, alla bellezza intrinseca dell’altare si aggiungeva la ricchezza decorativa del trono per l’esposizione dell’Ostia consacrata e delle argenterie: candelieri, busti, carte gloria e vasi dell’altare, parte dei quali si è conservata nei secoli ed esposta nel Museo del Tesoro.

Qui è possibile scaricare il file PDF del progetto completo, con moltissime altre informazioni ed immagini: Alta definizione (circa 130 Mb) – Bassa definizione (circa 20 Mb)