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Chiese In Rete – Valenza

Duomo 4.00: primi incontri per le “guide”

Martedì 19 marzo nel duomo di Valenza mons. Marasini ha tenuto la prima lezione di storia dell’arte agli studenti del Cellini e del Carrà, accompagnati dai loro docenti tra cui il Prof. Adriano Antonioletti come referente e conservatore, che hanno aderito al progetto di valorizzazione e restauro dell’importante monumento. Lo scopo degli incontri formativi è quello di preparare gli studenti a diventare delle guide artistiche per i visitatori che saranno sensibilizzati a “esplorare” la chiesa. Nel programma la possibilità che, durante le manifestazioni tenute nel centro storico, si possa visitare il Duomo che rimarrà aperto e sarà possibile essere accompagnati dai giovani ciceroni. Una quarantina di ragazzi hanno ascoltato con interesse e attenzione la lezione per poi essere invitati a fotografare particolari dell’interno della chiesa secondo temi iconografici prescelti.

16 marzo: Cena “pro campeggio”

Il colpo d’occhio sui partecipanti alla cena è davvero eloquente…

Al fine di completare i lavori di ristrutturazione del Campeggio di Cervinia, iniziati l’anno scorso grazie ad una generosa sottoscrizione, sabato scorso è stata organizzata una cena nell’Oratorio del Duomo di Valenza. Veramente straordinaria la partecipazione: le 220 persone hanno affollato gli spazi del teatro, persino sul palcoscenico! ancora una volta Valenza ha dimostrato quanto significativa e preziosa sia l’esperienza educativa vissuta ai piedi del Cervino che continua a rinnovarsi nei volti gioiosi delle decine di ragazzi che il giorno dopo in quegli stessi spazi  hanno partecipato al corso per animatori guidato da don Santiago e promosso dalle parrocchie Duomo e S. Cuore. Una Tradizione che con l’aiuto intergenerazionale di tante famiglie si rinnova nella fedeltà evangelica dei sacerdoti che continueranno ad animarla nel ricordo di Don Pietro.

Don Massimo

Il saluto di Mons. Guido Marini

Mons. Guido Marini e Don Santiago Ortiz

Oggi, 3 marzo 2019, un gruppo di ragazzi e ragazze di Valenza ha iniziato il percorso di formazione per diventare animatori, partecipando al Corso per Animatori organizzato dalle Parrocchie del Duomo e del Sacro Cuore. Don Santiago, che di questo Corso è il responsabile, ha chiesto a Mons. Guido Marini, Cerimoniere del Papa, di inviare loro un saluto.

Sul nostro canale Youtube il video dell’intervista. Qui di seguito la trascrizione del saluto di Mons. Marini.

«Sono contento di questa occasione in cui mi incontro con Santiago per raggiungervi con un saluto. Mi è stato detto che il prossimo 3 marzo inizierete questa bella attività per animatori. E allora mi è caro non soltanto salutarvi ma anche incoraggiarvi in questo servizio certamente molto importante. Vi auguro soprattutto questo: di poter prendere sempre dalla preghiera la forza e l’ispirazione per il vostro servizio, perché attraverso la preghiera possa crescere il vostro amore per il Signore e per la Chiesa. E proprio a partire dalla preghiera possiate essere animatori nel senso di aiutare altri ragazzi ad incontrare Gesù, a sentire la bellezza di vivere nella chiesa e quindi a camminare nella logica del Vangelo sulla via della santità. Per questo vi assicuro un ricordo particolare e anche una benedizione speciale. Un abbraccio a tutti e buon inizio di questo bel cammino. Ciao!»

Sulla nostra Pagina FaceBook qualche foto dell’inizio del Corso

Duomo 400: i primi interventi di restauro

Lunedì è stato asportato il dipinto dall’altare di Santo Stefano del Duomo per entrare nel laboratorio di restauro Martella Pietroniro che ha già egregiamente restaurato i due altari del transetto. Diamo così inizio all’impresa del restauro degli interni del Duomo in questo unico e irripetibile quattrocentenario. Si ringrazia la famiglia ganora che ha voluto sostenere economicamente l’intervento.

(Mini) Corso di formazione per catechisti (e genitori…)

Don Giuseppe De Luca

«La famiglia va dunque amata, sostenuta e resa protagonista attiva dell’educazione non solo per i figli, ma per l’intera comunità. Deve crescere la consapevolezza di una ministerialità che scaturisce dal sacramento del matrimonio e chiama l’uomo e la donna a essere segno dell’amore di Dio che si prende cura di ogni suo figlio. Corroborate da specifici itinerari di spiritualità, le famiglie devono a loro volta aiutare la parrocchia a diventare “famiglia di famiglie”» (Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo)

Metti una sera, attorno ad un tavolo, una ventina di catechisti e genitori a chiedersi seriamente come annunciare e testimoniare Cristo oggi. E metti che non ci si trova a “piangersi addosso” su ciò che non funziona, ma si prova, guidati da don Giuseppe, a mettere a fuoco l’essenziale del ruolo del catechista e della catechesi nella comunità cristiana. Ciò che viene fuori è il tentativo, a parere di chi scrive, riuscito, di andare alla fonte della catechesi, cercando in primo luogo di vedere quali siano le attese e le aspettative dei genitori e dei bambini/ragazzi da una parte e quelle dei catechisti e della Comunità ecclesiale dall’altra. Sono stati fatti esempi concreti, discutendo e mettendo in comune l’esperienza pastorale di don Giuseppe e quella “sul campo” dei catechisti.

Questo, in estrema sintesi, ciò che è successo stasera, martedì 19 febbraio, durante il primo di tre incontri dedicati a chi, a diverso titolo, si trova a “fare il catechista”. Non solo, cioè, le persone espressamente individuate ed inviate, ma anche genitori ed educatori. Al prossimo appuntamento, dunque: martedì 19 marzo.

Parrocchia, casa comune

Su iniziale richiesta di alcune famiglie il venerdì sta diventando un momento di incontro veramente prezioso per la comunità Parrocchiale. dalle 21:00 a fine serata convergono Infatti diverse iniziative nell’oratorio del Sacro Cuore: il corso di cucito, la possibilità di giocare a carte o di sorseggiare un caffè insieme, le attività dei nostri giovani e l’incontro di riflessione sulla parola di Dio dalle 21:30 alle 22:15 al quale tutti possono liberamente partecipare. sono bastati due venerdì di prova per affollare gli spazi dell’oratorio e registrare la soddisfazione di tutti i presenti nel ritrovarsi insieme ed esprimere quello spirito comunitario che respira con quell’incontro domenicale con il Signore Gesù che ci costituisce suo popolo e che ci invita a condividere esperienze ecclesiali per fonderci in un cuor solo e un’anima sola.

Progetto restauro degli interni e delle opere d’arte del Duomo

1619-2019: quattrocento anni di fede e bellezza

Nella nostra bella Italia ogni chiesa è testimone della storia di una comunità locale che ha saputo lasciare segno di sé attraverso splendidi monumenti, spesso edificati col concorso di tutto il popolo.

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San Massimo 2019: Duomo 4.00

Ti rendiamo grazie, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno. Tu, quattrocento anni orsono, hai dato la gioia di costruirti fra le nostre case  una dimora, che la Chiesa volle riconoscere come Duomo della città di Valenza, dove continui a colmare di favori  la tua famiglia pellegrina sulla terra e ci offri il segno e lo strumento  della nostra unione con te. Ancora oggi, in questo luogo santo, tu ci edifichi come tempio vivo,  ci raduni e ci fai crescere come corpo del Signore: concedici di raggiungere la pienezza nella visione di pace della città celeste, la santa Gerusalemme.

Orazione finale del Solenne Pontificale

Nell’apprestarmi a recitare la Compieta il mio cuore è pieno di gratitudine e ancora commosso. Grazie al Signore per avermi mandato in mezzo a voi attraverso la volontà del Vescovo. Grazie alle mie due comunità parrocchiali che danno senso al mio ministero e che mi aiutano a crescere anche confrontandosi con me e le mie spigolosità. Grazie per queste belle giornate trascorse della preghiera nella gioia di essere un unico popolo di Dio. Grazie allo sguardo pieno di vita e di voglia di vivere dei nostri giovani che attraverso Don Santiago stanno imparando a conoscere la bellezza dell’incontro con il Signore. Grazie alle parole di incoraggiamento delle persone più anziane che si commuovono nel Duomo quando rivivono momenti della loro giovinezza nella solennità e nella bellezza dei canti. Grazie alla presenza umile e operosa dei miei collaboratori che ogni giorno condividono con me progetti e speranze. Grazie ai genitori e ai catechisti, ai collaboratori della liturgia che cercano ogni domenica di crescere e di fondersi in un unico essere Chiesa. E grazie anche a chi non c’è o non c’è più perché mi ricordano ancora una volta che “San” Massimo non sono io: anche questa sera nella preghiera mi consegnerò alla misericordia e all’amore di Dio. Grazie, grazie, grazie.

Don Massimo sui gruppi parrocchiali di Whatsapp

Basterebbero, forse, queste due testimonianze, estremamente distanti per provenienza l’una dall’altra, per racchiudere e descrivere la mattinata di ieri, domenica 27 gennaio 2019.

La prima, nel linguaggio solenne e ponderato della Liturgia, mette ai piedi di Dio onnipotente la gratitudine di un intero popolo che, da quattro secoli a questa parte, ha una Casa in cui potersi incontrare ed essere unito al Padre. La seconda, nel linguaggio immediato ed emotivamente carico dei social media, mette nel cuore delle Comunità la gratitudine di un pastore che, da qualche anno, si è messo a servizio della Chiesa che è in Valenza. Due squarci di prospettiva, l’uno che abbraccia le decine di migliaia di valenzani che hanno pregato e celebrato momenti gioiosi e dolorosi nel corso di questi quattrocento anni, l’altro che consegna questa storia ai valenzani di oggi, richiamandoli alla loro responsabilità nell’essere fedeli testimoni e continuatori di una storia che non è loro.

E questa responsabilità, ci ha ricordato il Cardinal Versaldi nella sua Omelia, non è soltanto del “popolo cristiano”. Certo, noi siamo chiamati ad essere lievito e sale, ma se non vogliamo tradire la nostra natura, dobbiamo “correre il rischio” di mischiarci con la farina e lasciare a Dio il compito di portare a compimento le opere che, anche attraverso di noi, inizia. Mi pare sia questo il senso profondo dei ceri che, per antica tradizione (come ci ha ricordato Don Massimo nella sua breve monizione iniziale), vengono offerti al Santo Patrono: non soltanto il mondo ecclesiale (o ecclesiastico), giustamente rappresentato, ma anche il mondo laico, in tutte le sue componenti, è chiamato a costruire e proteggere il bene comune della nostra popolazione.

Certamente non ci può essere vero bene prescindendo da una dimensione trascendente, che richiami ogni consociato, ogni valenzano, ad un respiro più alto di ogni sua attività. Per questo la Città si raccoglie davanti al Signore e non soltanto nei luoghi deputati al governo politico ed economico della società, per riconoscere, ciascuno per il pezzo di responsabilità che gli è stata affidata, che c’è una dimensione ulteriore, un fine ed un Destino più grande di ogni attività.

Nel mio tentativo di essere un “bravo cronista” della giornata, mi sono permesso il lusso di guardare un po’ più a lungo l’Assemblea dei fedeli, di andare a salutare la corale ed i musicisti, di stare qualche istante in sacrestia. Di avere, cioè, un punto di vista “nascosto” ai più. E ciò che mi ha colpito in questo mio “pellegrinare” nei vari angoli del Duomo è stata l’estrema eterogeneità dei presenti. Non solo età diversissime (dai bambini del Catechismo, o anche più piccoli, ai nonni), non solo ruoli diversissimi, segnati dalle divise o dalle fasce, ma proprio modi diversissimi di partecipare alla festa. Penso ai due Carabinieri che sono stati immobili ai lati dell’Altare maggiore, ai coristi che non hanno potuto vedere nulla di ciò che accadeva nel Tempio; ai bambini che scalpitavano, alle tante persone che sono state in piedi nelle navate laterali; a chi ha trovato “un angolo di paradiso” e chi non smetteva di guardare l’orologio. Ecco: tutti, ma proprio tutti, erano lì, ciascuno per ciò che era, ciascuno per ciò che poteva, portando la propria storia, la propria fede, i propri pensieri e le proprie gioie, ma erano lì, eravamo tutti lì per inserirci in questa enorme “cosa” che è la Chiesa, senza badare ai propri limiti, ma accolti in un grande abbraccio liturgico.

Penso sia questo il modo, semplice e per qualcuno – me per primo – zoppicante, di camminare nella storia della Chiesa di Valenza: essendo ciò che si è fino in fondo, cioè riconoscendo da un lato i grandi talenti e le grandi responsabilità che ci sono affidate e dall’altro di essere sempre bisognosi di un Punto a cui guardare, un Luogo dove essere accolti e amati senza se e senza ma, Qualcuno a cui stare dietro in questa incredibile e stupenda avventura che è l’essere uomini in questa fetta di mondo. Possa questa celebrazione essere l’inizio di un nuovo ritmo nel cammino del popolo valenzano: abbiamo i prossimi quattro anni per percorrere un pezzo di strada più vicini.

San Massimo 2019: il saluto di Don Massimo all’inizio della Celebrazione

Saluto del Prevosto mons. Massimo Marasini

Eminenza Reverendissima, mi permetta di accoglierLa con gratitudine ed affetto nel Duomo di Valenza dove già da Pastore di questa Diocesi ha dispensato i doni del Santo Spirito e l’autorevolezza della predicazione. Grazie per rendere ancora più solenne questa importante ricorrenza!

Saluto con deferenza e rispetto le numerose Autorità civili e militari qui convenute: S.E. il Prefetto, i deputati e i senatori della Repubblica, i consiglieri regionali, il Presidente della Provincia, il sig. Sindaco e con lui l’amministrazione comunale, i confratelli Cavalieri del S. Sepolcro,  i graditi ospiti e voi tutti, cari fedeli.

Nella nostra bella Italia ogni chiesa è testimone della storia di una comunità locale che ha saputo lasciare segno di sé attraverso splendidi monumenti, spesso edificati col concorso di tutto il popolo.

Ogni cittadina comprende l’importanza della sua chiesa madre poiché rappresenta la lunga radice del suo percorso sociale, espressivo di quei grandi valori cristiani che hanno saputo animare una storia di civiltà e civica solidarietà, ancora adesso tipica della nostra realtà nazionale.

Valenza ha il suo Duomo: è perciò a tutti gli effetti una città, che giustamente deve essere fiera della sua lunga storia che nasce dalla cura pastorale del Vescovo S. Massimo agli albori dell’evo cristiano. La sua collocazione alle porte del Monferrato e sovrastante la pianura padana l’ha resa contesa dalle varie forze belliche che la storia delle nostre terre ha subìto di fatto sino alla travagliata epoca Napoleonica, quando è stata distrutta definitivamente la sua identità medioevale abbattendo le mura, i bastioni e diverse chiese e edifici, ma il Duomo è rimasto, testimone prezioso e insostituibile.

A maggior ragione la nostra “Insigne Collegiata di S. Maria Maggiore” costituisce il più significativo monumento della città e della sua storia. Valenza oggi è all’onore del mondo per l’arte della gioielleria nella quale la preziosità dei materiali si fonde con l’ingegno e la bellezza delle forme: bisogna dunque che il Duomo risplenda con altrettanta cura e integrità per rappresentare nella sua magnificenza ciò che in città si produce nei suoi laboratori con altrettanta sapienza e maestria. E quanto mai oggi è cresciuta la consapevolezza che arte e turismo sottendono sempre la qualità di un marchio che coincide con l’identità stessa della realtà locale. 

Il venti ottobre del 1619 il prevosto Bartolomeo Bocca poneva sul sedìme del precedente edificio medioevale la prima pietra dell’attuale chiesa, officiata dopo quattro anni nel 1622. Quattrocento anni dunque di storia e fede che chiede a tutti noi un impegno affinchè il maestoso edificio torni al suo originario splendore. Già qualche anima generosa ha permesso il restauro dei due altari  dei transetti e la loro bellezza ci permette di intuire quali altri tesori d’arte il nostro Duomo conservi, quale scrigno unico e prezioso. Sarebbe bello che coloro che hanno reso Valenza la patria dell’oreficeria ponessero in questo monumentale gioiello un segno imperituro della loro generosità. Così come mi appello a tutte le realtà istituzionali ed associative che comprendono l’importanza della valorizzazione dei beni culturali.

In tal senso la pubblicazione che trovate a disposizione in questa occasione vuole rappresentare un’ipotesi conservativa dell’intero edificio, uno strumento informativo per potersi sentire parte di questo grande  restauro, ipotizzando un personale contributo economico e magari potendo scegliere quale precisa opera voler sponsorizzare.

Sarebbe veramente bello che nei prossimi quattro anni (2019-2022), restaurando il Duomo,  si potesse rinnovare lo splendore di quattrocento anni di fede e bellezza.

Ora rinnoviamo l’antico rito dell’accensione dei ceri e testimoniamo così nel presente l’identità più autentica del popolo valenzano.

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